Mio Dolce Amore,ho atteso nuovamente il tuo ritorno.
Questa volta non sono riuscita ad entrare nella stanza,
l'ho atteso all'esterno, alla nebbia dei miei intenti.
La brina ha dapprima gelato le mie dita
e rivoli di neve le hanno contornate
per creare vezzi unici ed ipnotici.
La disarmonia ha preso poi il sopravvento
come lo stadio finale di uno stato di dipendenza.
Allucinazioni hanno accompagnato il mio divenire,
soavemente la tua musica ha cullato la mia notte.
Intorpidita mi sono lasciata andare a ciò
che inevitabilmente si sarebbe mostrato.
Ho messo a nudo la mia Anima per renderla
ricettiva e vuota,
qualora tu avessi voluto immergerti in essa
e lasciare dentro di me un tuo sospiro.
Alla notte è successa l'alba.
I miei occhi si sono stretti alla vista del sole,
il ghiaccio s'è sciolto bagnando le mie gambe,
rabbrividendo la mia pelle.
Il cuore ha ripreso a battere dopo un lungo attimo,
e l'Anima ha scelto di riprendere le poche cose
di cui si era disfatta, noncurante.
Ho così legato i miei capelli corvini al tuo nastro rosso,
coperto le mie spalle con la tunica nera
e alzato il cappuccio protettore degli sguardi altrui.
Era solo il tuo che avrei voluto incrociare,
nessun altro.
Rimane una rosa nera sull'ultima scala
di bianco marmo,
simbolo di bellezza e purezza nel suo essere bocciolo,
di immensità e virtuosità nel suo fiorire,
di morte e inconcludente affanno nel suo sfiorire.
Sono tutti stadi che attraverseremo,
una porta che dovremo comunque aprire
e una volta chiusa non potremo arretrare.
Qui posso fermare il tempo,
ancora una volta.
Continuo ad attenderti
e non so se v'è più dolore nel mio vagare
o nel ricordo del tuo profumo.









